venerdì 14 maggio 2010

Frittelle al profumo di robinia

Frittelle ai fiori di robinia

Avevo letto qualche tempo fa che con i fiori di robinia, sambuco si possono fare delle frittelle.

L'idea mi piaceva proprio, ma è stato ieri che ho deciso: è stato mentre tornavo a casa, proprio mentre il cielo (grigio per tutto il giorno) si apriva un attimo e lasciava filtrare una luce calda ma non abbagliante.

Come al solito, invece di scegliere il percorso più veloce e breve, ho preferito prendere la strada sui colli. E' bellissima, poco frequentata. Qua e la sul percorso si aprono fra gli alberi delle finestre, da cui si vede la valle sottostante.

Frittelle ai fiori di robinia

La parte che preferisco è quella in cui gli alberi si chiudono a coprire il passaggio, come un pergolato naturale. In inverno i rami si riempiono di neve, bianchissima, ma ieri... ieri erano i fiori di robinia a colorare tutto di bianco: i rami, la strada e l'aria.

E poi il profumo: dolce, delicato ma intenso. E mi sono stupito rendendomi conto che nessuna delle mie allergie era disturbata da questo profumo.

Finalmente un profumo di primavera che posso godermi fino in fondo, e ne ho approfittato per farmi subito una ... scorpacciata di profumo.

Oggi invece sono andato a raccogliere un po' di fiori con l'idea di provare le frittelle.
Mi chiedevo come potevano essere queste frittelle, come i fiori le avrebbero rese speciali.

Ho cercato in giro, ma nessuna ricetta mi convinceva del tutto. Quindi ho dosato a mio gusto gli ingredienti.
Non ho usato lievito, ed ho aggiunto un tocco di grappa, sperando di alleggerire il gusto dell'uovo e dare quel tocco etereo che potesse far emergere con più intensità il profumo/gusto dei fiori.

E così è stato: dei fiori era presente il profumo, non sulle frittelle, ma piuttosto in bocca.
Davvero delicate e deliziose, assolutamente da rifare prima che le robinie sfioriscano.

Ingredienti
  • 2 pugni abbondanti di fiori di robinia
  • 1 uovo grande o 2 piccoli
  • 100 gr di farina
  • 70 gr di zucchero
  • 50 gr di latte
  • 2 cucchiai di grappa
  • 1 pizzico di sale
  • 2 cucchiai di olio di semi
  • olio per friggere
Preparazione

Frittelle ai fiori di robinia

Lavare e mettere ad asciugare i fiori su un canovaccio, ben aperti.
Sbattere le uova con lo zucchero ed il sale fino a quando non diventano belle spumose.
Aggiungere a filo l'olio continuando a mescolare.
Aggiungere quindi la farina setacciata amalgamando per evitare il formarsi di grumi. Regolare quindi la densità con il latte.
Completare aggiungendo la grappa ed i fiori.

Versare a piccole cucchiaiate, in abbondante olio di semi bollente. Attenzione, se le frittelle sono grandi resteranno crude nel centro.

Scolare e passare nella carta assorbente le frittelle e spolverarle con zucchero a velo.

Per gustarle al meglio mangiarle ancora tiepide.

17 commenti:

  1. Alberto, ma i fiori di robinia sono i fiori di acacia?

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  2. Buone queste frittelle di acacia!!

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  3. @furfecchia: la robinia non è l'acacia, pur essendo della stessa famiglia. Viene infatti chiamata pseudoacacia.

    @accantoalcamino: grazie, ma sono di robinia ;)

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  4. Mi scuso per l'ignoranza....e robinia sia!

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  5. @accantoalcamino: ma dai.. ;)
    Alla fine sono la stessa cosa. Io ho dovuto cercare in internet perchè pensavo fossero la stessa pianta: da noi in dialetto si chiamano cassie, molto molto simile ad acacia, e proprio non ero sicuro fossero due cose diverse :D

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  6. A dire la verità io non saprei neanche riconoscerli i fiori di robinia :-/ però la foto della pianta fiorita è bellissima. Non so perchè ma mi trasmette un senso di pace e di dolcezza.

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  7. Robinia: adesso non ti allargare troppo :-))
    Ottima ricetta, con la genialata della robinia, e mi piace l'uso della grappa per alleggerire.
    BRAVO

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  8. Alberto visto che ti sei documentato ti faccio un'altra domanda (dato che non so se sono in grado di distinguere i due tipi di fiori...) , ma i fiori di acacia sono commestibili? perchè quelli saprei dove trovarli...

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  9. Che strani questi fiori! e l'idea delle frittalle ci piace proprio!!
    baci baci

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  10. @elenuccia: concordo con, è un albero molto delicato e profumato. Una combinazione che lo rende davvero quieto.

    @CorradoT he he :P
    grazie Corrado

    @furfecchia ho visto che sono commestibili ed usati negli stessi modi, anche se i fiori dell'acacia, o almeno delle specie che ho trovato, assomigliano a quelli della mimosa.

    @manuela e silvia: sono una buona scusa per una bella passeggiata all'aria aperta.

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  11. Meravigliose queste frittelle e bellissime le immagini! Complimenti

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  12. @Lady Boheme grazie tantissimo per il post, e grazie anche per essere la 100a persona che si lega al blog.
    Non avrei mai pensato che sarei arrivato a 100 followers, quindi grazie a tutti quanti voi, di cuore.

    Ne approfitto poi per farti i miei complimenti per il tuo bellissimo sito, ricco di tante foto e di affascinanti ed interessanti aperture.
    A presto.

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  13. Ehi...io non conosco questi fiori! Chissà se nelle vicinanze c'è qualche albero che li produce...ma piuttosto, l'albero...che albero è?
    Mi piacciono moltissimo queste frittelle, chissà che delizioso profumino! le voglio proprio provare!
    Ah ALberto, non metto altri commenti, altrimenti passo tutta la mia mattinata qui :-D ma ti volevo dire che tutte quelle declinazioni della trota sono favolose, fanno venire proprio fame e non è cosa da poco!!! Bravo bravo bravo! :-*

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  14. Che bello vedere tanta attenzione per le Robinie!
    Dalle mie parti(Vigevano-PV) si chiamano "Rubìn" con la U lombarda e se a qualcuno interessa i boschi del parco del Ticino sono composti per gran parte da questa pianta, nonchè dal Sambuco. Quindi quà da noi non è infrequente trovarseli nel piatto.
    ..... se venite ce ne sono boschi pieni!

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  15. @Anonimo: dimmi in quali altri modi si trovano nel piatto? Questi fiori mi hanno conquistato con il loro profumo, e mi piacerebbe (ormai il prossimo anno) combinarle in più piatti.

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  16. particolari e originali!! complimenti!

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  17. @Federica: grazie, in realtà però stò scoprendo che un piatto della tradizione: più ne parlo e più persone (non troppo giovani) ricordano di averle mangiate.

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